La Tragedia di Lorenzo

Buongiorno a tutti,

sono la mamma di Lorenzo. È la prima volta che parlo ad una platea così vasta quindi perdonate se per l’emozione non riuscissi ad esprimermi.  Sono qui per raccontarvi la tragedia che ha colpito la mia famiglia.

Quella tragica sera del 21 marzo 2009 avrebbe dovuto essere una splendida sera; il 21 marzo è anche il primo giorno di primavera. Il cielo era sereno, e lo sottolineo perché la visibilità era molto buona e per chi guida è importante.

Sono salita in casa dopo una giornata di lavoro verso le  20.15. Solitamente il sabato sera, io e mio marito usciamo a cena, ma quella sera c’era la festa di primavera organizzata in un bar del mio paese e con i nostri amici si era deciso di andarci insieme.

Lorenzo era seduto a tavola e stava finendo di mangiare la pizza ( a lui piaceva molto). Lo guardo e gli dico:” Ma che ore sono? Non esci questa sera?” E lui mi risponde:” Sì esco ma non ci troviamo in piazzetta per decidere la meta, vado all’oratorio a Pontevico con Filippo”. Filippo abita proprio vicino a noi

Io e mio marito siamo stati a tavola con lui. Lui poi si è alzato, è andato in bagno e dopo essersi preparato  mi ha detto: “Mamma io vado”. Le mie ultime raccomandazioni, lui gira intorno al tavolo, mi guarda e con il suo sorriso mi dice “Ok capo non si preoccupi”.

Ero tranquilla, lo sono sempre stata con i miei figli. Ne ho un altro di 10 anni in più di Lorenzo e avevo già conosciuto la paura del motorino, ma Lorenzo ci ha sempre dimostrato di essere sicuro e prudente.

Il motorino di Lorenzo aveva le marce. Aveva voluto quello perché in casa mia tutti hanno la moto e lui a sedici anni avrebbe voluto prendere la patente della moto.  Quelle marce del motorino lo facevano sentire avvantaggiato.

Scende le scale si ferma davanti all’armadio, si infila il casco, il giubbino, i guanti, gli occhiali. Non mancava nulla. I catarifrangenti erano sulla schiena, lo specchietto era ben posizionato.

Sento chiudersi il cancello e passano forse cinque, dieci minuti quando suona il campanello. Mio figlio Dario era uscito a cena con i suoi amici e mio marito risponde. Mi guarda e mi dice: “Hanno investito Lorenzo, stai calma”. Io mi controllo, infilo una felpa, prendo le chiavi di casa e scendo. Vedo tantissima gente, la mia casa è nella via principale del paese. Cammino e mi sembra di non arrivare mai da Lorenzo. Scavalco i pezzi di moto e comincio a rendermi conto che è successo qualcosa di grave. Alzo gli occhi;  Lory è in mezzo alla strada, sdraiato sula riga di mezzeria, la faccia è riversa sull’asfalto. Mio marito è già lì con lui,  inginocchiato davanti alla sua testa  ed è sotto shock. Il mio primo istinto sarebbe stato quello di girare Lorenzo verso me, ma Antonio il mio vicino mi dice di non toccarlo, allora lo chiamo dieci, venti, trenta volte, gli dico “Respira, respira bene” glielo ripeto in continuazione.  Mi sdraio e lo guardo da sotto: il naso è rotto allora gli urlo: “ Respira con la bocca aperta perché il naso è rotto”.

Arriva l’autoambulanza. Lorenzo respirava, mi sembrava mi sentisse e ce la metteva tutta. Sono sicura  che mi sentiva.  Intanto Riccardo era in contatto con gli operatori dell’autoambulanza e mi poneva alcune domande.

In seguito, arriva un ragazzo che ancora oggi non so che faccia abbia perché non l’ho visto in viso e  mi dice:” sono stato io, sono stato io, come sta il ragazzo?”. Un signore lo aggredisce e poi si rivolge a lui dicendogli” volevi ammazzare sia lui che Filippo?

Io sono molto confusa, non capisco come Lorenzo possa essere a 38 metri e mezzo dal punto di impatto, ma il mio pensiero torna subito a lui. I soccorritori dell’autoambulanza cercano di far ripartire il cuore con il

defibrillatore. Quando girano Lorenzo, vedo i suoi occhi. Mi spaventano i suoi occhi. Aveva perso molto sangue.

Il medico lo carica sull’ambulanza sulla quale c’erano tutte persone amiche, che conoscevo e ciò mi rassicurava perché sapevo che avrebbero fatto tutto il possibile per Lory.  Intorno a noi il caos.  Io e mio marito seguiamo l’ambulanza in macchina; fra una telefonata ed un’altra arriviamo al pronto soccorso, dove troviamo gli amici e parenti che ci avevano preceduto.

L’infermiera che mi parla è sconvolta, non mi guarda negli occhi forse sa già cose che io non conosco ancora; mi chiede i dati anagrafici di mio figlio che serviranno per il certificato di morte. “La prego di andare a vedere se Lorenzo respira ancora perché quando è salito sull’ambulanza respirava”. Lei mi dice di stare tranquilla e che sarebbe andata. Nel frattempo arriva Dario,  mio figlio.  I medici ci ricevono.” Signora ci creda, abbiamo fatto il possibile , ma l’impatto è stato troppo forte e devastante.

Si è svolto tutto in così breve tempo: saluto Lorenzo alle 20.45, dopo circa 20 minuti viene investito e alle 22.15 l’ora della sua morte.  Alle ore 00.30 del 22 marzo metto mio figlio in una cella frigorifera.

Quando il medico mi ha riferito che Lory era morto, gli ho risposto che non potevo  vivere senza di lui.  Invece…… non si muore. Si vive con questo dolore ogni giorno, a volte è così pesante da togliere il respiro, a volte sembra più leggero, ma rimane sempre un grande dolore.

Il mio racconto vuole farvi capire che ora non è possibile tornare indietro ma che questa è una tragedia che si poteva evitare e che doveva essere evitata.  Chi ha investito Lorenzo era al suo quarto ritiro di patente per eccesso di velocità e guida in stato di ebbrezza. Alle ore 23,00 di quella sera il suo tasso alcolemico era di 1,88 .Non si è assolutamente accorto di aver investito un ragazzo con il suo motorino. Quando ha investito Lorenzo alle ore 21,00 doveva ancora cenare. Il suo tasso alcolemico due ore dopo l’incidente era dato dall’alcol assunto durante l’aperitivo  del tardo pomeriggio.

Giudico complici di questa tragedia anche i genitori di quel ragazzo che permettendogli di prendere la macchina quella sera gli hanno offerto un’arma per colpire, perché chi guida alterato dall’alcol è pari a colui che impugna una pistola contro a qualcuno. Al giovane che sedeva vicino all’investitore di Lorenzo, avevano tolto la patente per guida in stato di ebbrezza.

Lascio a voi fare le giuste considerazioni del caso.  Sottolineo che dopo l’impatto il guidatore ha  proseguito la sua corsa fino alla piazza del paese. Credo che  il  cervello  di questi due ragazzi non funzionasse o funzionasse ormai molto poco a causa dell’alcol.

L’investitore di Lory, in tre anni, non ha mai trovato i coraggio di affrontarmi e di dirmi anche semplicemente “mi spiace”.  E anche su questo suo comportamento vi lascio alle vostre riflessioni.  Lorenzo sarebbe ancora tra noi se l’investitore fosse andato piano e il suo stato psicofisico non fosse stato alterato dall’alcol.

Io e mio marito avremmo voluto donare gli organi di nostro figlio, ma fegato, reni e pancreas erano esplosi e i polmoni e il cuore infilzati dalle coste. La base cranica era fratturata.

Ho voluto raccontarvi questo terribile episodio in modo oggettivo, riferendovi come sono avvenuti  realmente i fatti.  Sulle tessere  dell’Associazione Lorenzo è impressa una frase:

“BISOGNA TRARRE INSEGNAMENTO DA OGNI ESPERIENZA DI VITA”

E di noi che dire? Ferite ed emozioni strazianti  ci accompagnano da quella sera. Che altro aggiungere? In casa nostra non c’è più musica senza Lorenzo.

Foto Lory

4 pensieri su “La Tragedia di Lorenzo

  1. Mi dispiace immensamente che una giovane vita sia stata stroncata da un folle.Speriamo che il suo ricordo di vivere possa essere di esempio al Parlamento per adottare leggi giuste ed eque.
    Coraggio viva per l’altro suo figlio

  2. Cara Carla,
    sai quant’ero legato a Lorenzo, così come lo sono a tutti i “miei” bambini che suonano uno strumento.
    Il tempo passa, ma l’emozione rileggendo le tue parole è sempre la stessa. E’ molto forte. E le lacrime tracciano sempre il mio volto.
    Ripenso a quei terribili momenti: all’incredulità di fronte alla notizia, poi mi rivedo Lorenzo su quel freddo tavolo in obitorio… Ricordo la commozione di tutti i ragazzi della Banda, le note interrotte dal troppo dolore durante il funerale…
    E ancora il primo concerto per il suo compleanno, quando a noi si aggiunsero molti ragazzi del CEM in modo spontaneo…
    Si, nella sua troppo breve vita Lorenzo ci ha colpito tutti quanti, col suo modo di fare, il suo sorriso, la sua ilarità, la sua gioia contagiosa…
    Tu, Luciano e Dario, assieme all’Associazione, state facendo qualcosa di grande, in sua memoria: il lavoro per evitare il ripetersi di tragedie simili, l’impegno a favore dei giovani in moltissimi campi è qualcosa di veramente lodevole.
    E in questo mondo egoista, dimostrate a tutti che fare qualcosa per gli altri si può, nonostante il dolore che vi accompagna tutti i giorni.
    Un abbraccio, Giorgio

  3. Ciao Carla , Io ho impresso ancora la sera in cui sono venuta a fare visita a Lorenzo, non sapevo cosa dirti e mi sentivo imbarazzata perché qualcosa lo dovevo dire! Ma cosa ? Che parole esistono che possono confortare il dolore di una mamma che ha appena perso un figlio? Anch’io sono una mamma e l’unIca cosa che mi veniva in mente era “ mio Dio come si può sopravvivere ad un dolore così grande ?” Si sopravvive e basta e le parole che in quel momento erano inutili ora alimentano il ricordo di Lorenzo. Siete sopravvissuti perché avete una forza di volontà immensa , avete dato vita a qualcosa di magico, di soprannaturale che fa sentire Lorenzo ogni giorno qui con tutti noi . Vi abbraccio

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